Qualità riconoscibile ittici

Le tonnare volanti: una realtà  del Mediterraneo

di DA Silva G.

Ogni giorno, fra i tanti programmi irradiati dalle televisioni europee, molto spazio viene dedicato al mare, alla pesca e alla lavorazione e conservazione del pesce. Sono programmi di particolare interesse e anche di grande ascolto, realizzati da registi che conoscono le problematiche della pesca.

Il nostro discorso “mare-pesca” riguarda sia l’attività industriale, sia quella sportiva, e a protestare sono proprio le competizioni agonistiche, ormai poco frequentate nel Mediterraneo, per la mancanza della materia prima: il pesce.

La televisione satellitare non si è lasciata sfuggire le innumerevoli possibilità che la pesca offre alle telecamere, “confezionando” programmi da presentare in prima serata. La maggior attenzione è rivolta, da parte delle case di produzione giapponesi, al tonno rosso dell’Adriatico (Thunnus thynnus), allevato nelle sempre più diffuse “tonnare volanti” trainate  dalle navi oceaniche che spaziano nel bacino dell’Adriatico, cibandosi di pesce azzurro che incontrano lungo le loro rotte.

Sono sorte sia in Italia che in Croazia società specializzate che, attraverso le “tonnare volanti”, godono dei sussidi dell’UE (attività di acquacoltura) e vendono successivamente la “carne” ai giapponesi, assai ghiotti di questo.

Di recente a Bruxelles è giunta una precisa denuncia da parte del WWF, che ha sottolineato alla Comunità Europea come sia urgente modificare la propria legislatura, che permette agli allevatori di tonno di beneficiare dei sussidi che sono previsti per l’acquacoltura e di fissare una quota specifica per la cattura e la posa dei tonni rossi del Mediterraneo, nelle cosiddette “tonnare volanti”.

La cattura dei cetacei è facilitata dall’impiego di ecoscandagli e, in questo modo, le prede migliori finiscono all’ingrasso, trasformandosi, dopo mesi e mesi di navigazione, in un vero “fois gras” del mare.

Soltanto nello scorso anno la Croazia (vera esperta di questo comparto) ha esportato 2.400 tonnellate di tonno rosso.

Gli esperti hanno potuto accertare che la pesca in acque extraterritoriali in Adriatico permette di catturare anche il “tonno di ritorno”, quando compie il tragitto Atlantico-Mediterraneo dopo aver deposto le uova e perso abbastanza peso.

È il Giappone il maggior consumatore, per la fragranza della sua squisita carne cruda, che può raggiungere anche i 500 euro al chilo.

Mattanza tonni

Il Giappone è il maggior consumatore mondiale di tonno, che serve per il sushi.

Sulla protesta inviata dal WWF e da altre associazioni che hanno denunciato la rarefazione delle competizioni di pesca sportiva lungo le coste dell’Adriatico, la Commissione europea (dopo la recente consultazione elettorale) non ha adottato alcun provvedimento, ma la “privatizzazione del tonno rosso” verrà discussa dalla Commissione pesca e trovare un accordo Comunitario non sarà facile.

Durante l’inverno, quando le acque del Nord Adriatico diventano fredde, le “tonnare volanti” vengono spostate da potenti rimorchiatori d’alto mare verso sud, per far ritorno nella tarda primavera.

È un lavoro “industriale”, sostengono le società italo-croate che hanno “inventato” le “tonnare volanti”, adducendo a loro difesa che questo sistema di allevamento  offre lavoro ad un vasto settore della marineria locale. Il ritorno dal sud di queste “gabbie” coincide con il “termine del fermo pesca”, per non incorrere in sanzioni pecuniarie.

Altra trasmissione televisiva di grande interesse, sempre nel settore della pesca, porta la firma di esperti cineasti francesi (anche in Italia è andata in onda di recente, al sabato nel programma curato da Piero Angela) ed è  stata realizzata negli impianti di allevamento del “rombo” in Galizia.

La curiosità di questo programma riguardava essenzialmente il trasferimento del pesce dall’Europa ai mercati asiatici, con l’utilizzo di speciali aerei-cargo attrezzati per il trasporto del pesce vivo, senza l’impiego dell’acqua.

I responsabili di questo vasto complesso di acquacoltura hanno sperimentato un singolare sistema di trasporto: quando il rombo è ormai prossimo alla commercializzazione, lo collocano in speciali scatole (quattro rombi per strato), poi chiuse ermeticamente, dopo l’immissione di uno speciale gas.

Per via aerea il pesce, dopo 18 ore di volo, arriva negli impianti di acquacoltura, sui mercati del “sol levante”. Le scatole vengono aperte, i rombi trovano acqua di mare ossigenata e, come per incanto, si svegliano in un emisfero diverso. Pochi minuti d’attesa ed il pesce è pronto per raggiungere i mercati.

Secondo gli esperti, la mortalità durante il lungo volo in “scatole di plastica” non raggiunge il 3%. Di questo pesce non si butta via nulla, ha un grande valore commerciale e le imprese francesi sono all’avanguardia, sia nell’allestire moderni stabilimenti, sia nel beneficiare dei sussidi previsti in UE per l’acquacoltura.

Fra i servizi dedicati al pesce italiano, visto in TV, abbiamo appreso da Tele Spazio/SAT che in Sicilia il pesce del “Golfo di Castellammare” ha ottenuto il “marchio di qualità”. Quindi, da alcune settimane, sui banchi di vendita dei prodotti ittici, il pesce pescato nel Golfo di Castellammare porta ben visibile questo riconoscimento voluto dalla Regione, finanziamento previsto dal programma “Sicilia 2000+2006” legato al progetto “Poseidon Promozione”.

L’adesione al marchio di rintracciabilità del pesce è a costo zero, per le imprese che ne  faranno richiesta.

L’iniziativa è dovuta al Consorzio Golfo di Castellammare, che da anni opera per lo sviluppo del patrimonio ittico locale.

Bisogna render merito a Salvatore Bulgarella, esperto di marketing, che, con molta volontà, ha coinvolto tutte le autorità locali e regionali, ottenendo quindi, per i prodotti ittici in uscita dal Golfo, un marchio che rende ben riconoscibile nelle pescherie il prodotto ittico proveniente dalla zona di mare del territorio.

Anche l’assessore regionale all’agricoltura della Regione Sicilia Innocenzo Leontini, si è dichiarato soddisfatto dell’iniziativa sostenuta e voluta dagli amministratori comunali di Castellammare.

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